Cioccolato PURO

Le origini del cacao sono antichissime conducono intorno all’anno 1000 a.c. in quelle terre – delle Americhe - fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa che si getta sull’oceano Pacifico del Guatemala. La storia, colloca il cacao lì, dove vivevano i Maya e si trasforma in leggenda quando la cultura dell’albero degli Dei, varca i confini del regno Azteco. Il nome, cioccolato, pare derivi da Quetzalcoàtl, “serpente piumato”, il Dio azteco, che prima di andarsene dal mondo, fece dono agli uomini di alcuni semi di cacao. Semi sacri dunque, che nella civiltà azteca potevano servire allo stesso tempo da moneta di scambio e da fonte di energia. Tostati, frantumati e aggiunti all’acqua ed al peperoncino, servivano infatti per preparare lo "xocolatl", la bevanda dalle proprietà stimolanti e meravigliose. I semi di cacao arrivano in Europa nel XVI secolo, in seguito alla colonizzazione spagnola delle Americhe. In particolare grazie all’intuizione di Hernàn Cortèz , il conquistador che fu accolto come si accoglie un Dio, alla corte dell’imperatore azteco Montezuma. Era infatti ad un Dio ed in particolare a Quetzacoàlt, che stava pensando Montezuma quando vide emergere dalle acque lo spagnolo avvolto nel lucente metallo dell’armatura. Secondo la profezia sarebbe giunto dall’acqua il “serpente piumato” per suo ritorno nel mondo. Gli aztechi lo stavano aspettando e così pensando, una volta giunto a terra, Cortèz fu accolto a festa e ricoperto di ciò che di più prezioso, gli indios avevano, il cacao. Non potevano certo sapere gli aztechi, che stavano prendendo, come si dice, un grosso granchio. Cortèz riuscì ad intuire subito – a differenza di Cristoforo Colombo - il valore di quei semi che gli venivano generosamente donati e che aveva imparato a gustare come gli aztechi, disciolti nell’acqua con il peperoncino e il mais. La bevanda azteca, venne esportata insieme ai semi, in Europa, e resa piacevole ai palati raffinati degli europei grazie all’apporto di alcune modifiche alla ricetta originale. Furono i frati, che aggiungendo all’acqua e alla polvere di cacao vaniglia e zucchero invece che peperoncino, decretarono il suo successo. Il cioccolato ora dolce e aromatico, fu pronto ad infiammare le corti d’Europa. Già nel XVII secolo lo troviamo in Italia. Dal 1700 oltre che liquida, la cioccolata si inizia a preparare anche in forma solida. La “massa di cacao” si concede alla creatività umana.

CIOCCOLATO 100% BURRO DI CACAOIl cibo degli Dei” che con l’industrializzazione dei processi produttivi, diventa di dominio popolare, e non più esclusiva degli abbienti, torna di questi tempi, d’attualità e non solo per ragioni modaiole, ma per ben più infelici questioni di etichetta. E la minaccia, guarda caso, arriva ancora una volta dall’Europa. Spazzate via con la loro antichissima cultura le civiltà precolombiane, questa volta ad essere preso di mira è proprio il cioccolato, combattuto non più oltreoceano, ma in sede comunitaria. Nel 2000 la Comunità Europea stabilisce che il cioccolato può essere prodotto anche con grassi vegetali diversi dal burro di cacao (quindi aggiungendo stearina, burro di karatè, burro di cocum, nocciolo di mango o olio di palma) entro un limite massimo del 5%. Surrogati del burro di cacao che si possono considerare un attentato alla secolare cultura italiana del cioccolato artigianale, ma che ben si prestano alla scaltra logica delle industrie. Usare grassi vegetali diversi dal burro di cacao, abbatte notevolmente i costi di produzione del cioccolato, e a scapito dei consumatori – anche se in etichetta si impone debba essere scritto che sono stati inseriti oltre al burro di cacao altri grassi vegetali - si penalizzano qualità nutrizionale e gusto, che volenti o nolenti, non è più lo stesso...

L’ACAI ha scelto di iniziare il suo percorso nella valorizzazione del cioccolato artigianale italiano, da un punto fermo. Il CIOCCOLATO con 100% burro di cacao. Con l’entrata in vigore delle nuove normative europee del 2003, possono essere definiti "cioccolato" anche prodotti in cioccolato che contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao. L’importante è che queste sostanze non superino il limite massimo del 5%. Il consumatore dovrebbe quindi dedurre la purezza del cioccolato dall’assenza, in etichetta, delle materie grasse vegetali utilizzate in sostituzione del burro di cacao, più nobile e costoso. L’Associazione vuole valorizzare, difendere e promuovere il cioccolato prodotto esclusivamente con il burro di cacao.